VITA DI SANTA ILDEGARDA

Ildegarda,
nasce nel 1098 da una nobile famiglia tedesca, a Bermersheim
vor der Höhe,
a sud di Bingen, nell’Alsazia-Renana. Nasce in
un’epoca caratterizzata da molte contraddizioni. E’ il periodo che
segna l’inizio delle crociate verso il Medio Oriente e la Palestina, nonché
delle lotte tra signori e alti prelati per il papato e che soprattutto segue lo
scisma della Chiesa d’Oriente. E’ però anche un’epoca di grande fermento
teologico grazie a nomi quali Bernardo di Chiaravalle, Pietro Abelardo ed
Anselmo d’Aosta, che contribuiscono a fissare i concetti fondamentali della
dottrina cristiana, in una Chiesa purtroppo già fortemente mondanizzata.
Proprio nel 1098, anno di nascita di Ildegarda viene fondato l’ordine dei Cistercensi.
Prime esperienze mistiche
Già
in tenera età, sia i genitori che le persone che la circondano constatano che
la bambina vede cose che gli altri non possono vedere. Più tardi scrive lei
stessa riguardo le sue visioni di bambina:
”A tre anni vidi una luce così
grande, che la mia anima si scosse, però per la mia giovane età non potei
esprimermi a riguardo ….“
Infatti
come lei poi aggiunge:
“Fino al mio quindicesimo anno di vita
vidi molte cose, e alcune le raccontai semplicemente ma quelli che le udivano
si meravigliavano a tal punto che si chiedevano da dove venissero e da chi.
Perciò mi meravigliai io stessa e nascosi la Visione, per quanto possibile.”
A causa di queste
visioni i genitori, Edelfreien Hildebert e la moglie Mechtild
offrono Ildegarda ancora bambina come decima a Dio, in quanto ultima e decima
figlia, ma anche perché di natura molto fragile. Decidono di affidarla alla
parente Jutta von Sponheim, badessa del convento
benedettino di clausura di Disibodenberg, fondato dal
monaco irlandese Disibod. (Ildegarda ne scriverà la
biografia e gli dedicherà un canto). Jutta von Sponheim
educa la giovane cugina secondo la regola benedettina e le insegna inoltre i
Salmi, la Sacra Scrittura, il latino, la matematica, la musica ed anche i
lavori manuali come il giardinaggio e la coltivazione delle erbe. A 14 anni
Ildegarda si decide definitivamente per la vita claustrale, come benedettina.
Nel 1112 il vescovo di Mainz Otto von Bamberg accetta i suoi voti. Fino al
1136, anno della morte della cara Jutta, il convento viene retto dalla stessa,
dopodiché Ildegarda è eletta all’unanimità dalle consorelle come superiora
della comunità. La sua salute rimane però sempre molto fragile e a causa dei
suoi malesseri deve spesso trascorrere lunghi periodi a letto.

L’anno che segna
un radicale cambiamento nella vita della Santa è il 1141. A 43 anni riceve il
compito da Dio di trascrivere le sue visioni(a). Dopo gli iniziali
tentennamenti ed essere stata costretta di nuovo a letto dalla malattia,
proprio per la sua disobbedienza, si decide a scrivere il suo primo
libro: Scivias, conosci le vie, dove “riassume
in 35 visioni gli eventi della storia della Salvezza, dalla Creazione del mondo
alla fine dei tempi. Con i tratti caratteristici della sensibilità femminile,
Ildegarda, proprio nella sezione centrale della sua opera, sviluppa il
tema del matrimonio mistico tra Dio e l’umanità realizzato nell’Incarnazione.
Sull’albero della Croce si compiono le nozze del Figlio di Dio con la Chiesa,
sua Sposa, ricolma di grazie e resa capace di donare a Dio nuovi Figli,
nell’amore dello Spirito Santo”(b). A proposito di visioni scrive lei stessa
nella prefazione a Scivias:
“Le visioni che ho visto, non
le ho percepite in sogno o dormendo, ne' in stato di frenesia o con occhi ed
orecchie corporali e non le ho percepite in luoghi nascosti, ma le ho ricevute
secondo la volonta' di Dio da sveglia, osservando
nella pura mente con gli occhi e le orecchie interiori in luoghi aperti”(c).
E sullo stesso
argomento in una lettera a San Bernardo di Chiaravalle:
"La visione avvince tutto il mio essere. Non
vedo con gli occhi del corpo, ma mi appare nello spirito dei misteri… Conosco
il significato profondo di ciò che è esposto nel Salterio, nei Vangeli e in
altri Libri, che mi sono mostrati nella visione. Questa brucia come una fiamma
nel mio petto e nella mia anima e mi insegna a comprendere profondamente il
testo"(d).
Al suo fianco ha
il costante aiuto del monaco Volmar. La realizzazione
di Scivias necessita di 10 anni di lavoro, anche a
causa dei continui dubbi di Ildegarda sullo scrivere o meno le sue visioni.
Questo suo primo e più importante libro, Scivias
appunto, le dà una certa notorietà e viene letto, grazie a San Bernardo di
Chiaravalle (e), ai cardinali del Concilio di Treviri, indetto da Papa Eugenio
III. Questi si dimostra entusiasta dell’opera e dopo una verifica
sull’autenticità delle visioni, incoraggia la mistica a continuare a scrivere
quanto le viene rivelato e a pubblicarlo. Bernardo di Chiaravalle si fa
promotore con l’ordine dei Cistercensi dei suoi scritti in tutta Europa.
Come
sostiene Benedetto XVI nella sua lettera
apostolica : “Da
quel momento (riconoscimento ed approvazione da parte di papa Eugenio III) il
prestigio spirituale di Ildegarda crebbe sempre più, tanto che i contemporanei
le attribuirono il titolo di profetessa teutonica. E’ questo, cari amici il
sigillo di un’esperienza autentica dello Spirito Santo, sorgente di ogni
carisma. La persona depositaria di doni soprannaturali non se ne vanta mai, non
li ostenta e, soprattutto, mostra totale obbedienza all’autorità ecclesiale.
Ogni dono distribuito dallo Spirito Santo, infatti, è destinato
all’edificazione della Chiesa, e la Chiesa, attraverso i suoi Pastori, ne
riconosce l’autenticità”(f).

In questo stesso
periodo inizia il suo impegno per la realizzazione del convento di Rupertsberg, dopo aver ricevuto l’indicazione in una
visione di fondare un suo proprio convento, sul luogo della tomba di San
Ruperto. La nuova costruzione è contrassegnata da molte difficoltà e dissapori
con l’abate di Disibodenberg, Kuno.
Questi non vuole dare il permesso alla badessa di lasciare il monastero vista
la sua fama, che porta un costante afflusso di novizie al convento con i
rispettivi beni in eredità. Grazie anche all’appoggio della famiglia von Stade,
le riesce di portare a termine la costruzione sul monte di S. Ruperto, in una
posizione geografica molto vantaggiosa tra i fiumi Reno e Nahe,
negli immediati pressi del piccolo porto fluviale di Bingen (da cui Ildegarda
trae il nome con cui passerà alla storia). Si trasferisce nella nuova sede con
una ventina di consorelle. I primi anni sono contrassegnati da numerose
difficoltà e dalla povertà, però Ildegarda, dopo lunghe trattative con l’abate
di Disibodenberg, riesce a risolvere la diatriba nel
1155, anno della morte di Kuno, con il suo successore
Helenger. Finalmente le doti delle novizie con i
possedimenti e relativi redditi vengono restituiti alla comunità femminile.
E’ in questi anni
che Ildegarda scrive le sue opere medico-naturalistiche, Subtitlitates diversarum naturarum creaturum, ovvero Physica e Causae et curae, che lei stessa cita nella introduzione del suo secondo libro
di visioni, scritto tra il 1158 ed il 1163 ed inititolato Liber
vitae meritorum. In questo testo
vengono elencate e contrapposte a 35 vizi altrettante virtù, che l’uomo può
scegliere e cercare di perseguire per superare e guarire i 35 vizi. Chiarisce
così quale sia la responsabilità dell’uomo nella scelta tra il bene o il male.
Nel 1165 fonda un nuovo convento presso Eibingen,
dall’altra parte del fiume Reno, che visita settimanalmente 2 volte, dove
vengono ospitate una trentina di consorelle, fanciulle di non nobile origine.
Nello stesso anno inizia la stesura della sua terza ed imponente opera
visionaria il Liber divinorum operum, che concluderà nel 1174, dove Ildegarda tratta la storia della
Salvezza dalla Genesi all’Apocalisse, ponendo al centro della stessa l’attività
creatrice di Dio.
Un numero sempre
maggiore di pellegrini si mette in marcia per raggiungere la badessa ispirata
da Dio. Già nel 1154 Federico Barbarossa la invita nel suo palazzo di Ingelheim per farsi consigliare sul comportamento più
adatto da tenere nel difficile frangente che, un anno dopo, avrebbe portato
allo scisma.
I papi successori di Eugenio III: Anastasio IV, Adraiano
IV e Alessandro III, hanno scambi epistolari con lei ma anche altri personaggi
di grande rilievo dell’epoca, come il conte Filippo d’Alsazia. All’età di 60
anni iniziano i suoi viaggi che la portano a predicare in pubblico per la
Germania, da Bamberg fino a Metz sulla Mosella e a Liegi. Viaggi sicuramente
faticosi, considerati i disagi a cui erano sottoposti i viaggiatori dell’epoca,
costretti a muoversi con le imbarcazioni o a cavallo anche sotto le intemperie,
e considerata soprattutto l’età della monaca. Ovunque le sue prediche
riscuotono un grande successo e radunano folle numerosissime.
Ildegarda si spegne
il 17 settembre del 1179, all’età di 82 anni, presso il monastero di Rupertsberg da lei fondato. Il segretario Gilberto di Gambleaux, che aveva preso il posto di Volmar,
dopo la sua morte, descrive gli ultimi giorni di vita di Ildegarda. Questa
donna estrememente indebolita e scarna, deve infatti
continuare a guidare il convento con tanta fatica. Gambleaux racconta
che lei stessa arriva ad annunciare con anticipo il giorno del suo decesso. A
proposito di quel giorno nella Vita Sanctae Hildegardis si narra: “In cielo, sopra la stanza, in cui, trascorsa la notte, nelle
prime ore dell’alba la beata vergine rese a Dio la sua anima, apparvero due
luminosissimi archi di diverso colore. Occupavano uno spazio molto vasto e si
protendevano verso i 4 punti della terra, uno da nord a sud e l’altro da est a
ovest. Nel punto più alto dove i due archi si incontravano risplendeva una luce
chiara in forma di luna, che rifulgeva in lontananza e sembrava dissipare le
tenebre notturne dal letto di morte. In questa luce si vedeva una croce rosso
splendente, dapprima piccola, ma poi sempre più grande, fino a raggiungere
dimensioni gigantesche”.

Dopo le esequie dalla tomba di Ildegarda si eleva un profumo meraviglioso, che
penetra nell’anima dei presenti.
A 50 anni dalla morte dopo tanti miracoli ed un costante afflusso di pellegrini
viene avanzata la domanda di canonizzazione da parte del monastero di Rupertsberg. Nel 1227 i prelati di Magonza vengono
incaricati dal papa di esaminare la vita e le opere della monaca e fornire i
documenti necessari per iniziare il processo di canonizzazione. Nel 1233 i
documenti partono per Roma, di lì a poco però il pontefice e la curia devono
trasferirsi ad Avignone, così il prezioso materiale resta inutilizzato per
tanti secoli. Solo nel 1979, in occasione degli 800 anni della sua morte, Papa
Giovanni Paolo II riapre la causa di canonizzazione incaricando il vescovo di
Magonza di procedere nella divulgazione dell’opera e dei sentimenti della
Santa, sia in ambito ecclesiastico che laico. Nella sua Lettera Apostolica
datata 8 settembre 1979 il Papa indirizza a chi ha scelto la vocazione
religiosa le parole di Santa Ildegarda: “Guardate e camminate sulla retta via” , e
aggiunge: “I
Cristiani si sentiranno incoraggiati a tradurre nella pratica della vita
l’annuncio evangelico in questa nostra epoca. Inoltre questa maestra, ripiena
di Dio, indica chiaramente che il mondo può essere retto ed amministrato con
giustizia solo se si considera creatura del Padre amoroso e provvido che è nei
Cieli”(g).